C'è un istante, prima di ogni prima volta, in cui il tempo sembra rallentare. Per un genitore, quell'istante ha spesso la forma di una palestra troppo grande, di un pedana metallica che sembra infinita e di un bambino piccolo — il vostro bambino — che si allontana da voi con la maschera sotto il braccio e il cuore che gli batte forte quanto il vostro. È la prima gara. E non è mai "solo" una gara.
L'attesa che nessuno racconta
Se ne parla poco, ma è forse il momento più intenso di tutti: le settimane prima, gli allenamenti che si susseguono, le domande a cena — <<Ma quanti saranno gli altri bambini? E se perdo?>> — a cui non sempre si trova una risposta rassicurante, perché in fondo la risposta vera è che va bene comunque, qualunque cosa succeda in pedana.
E poi arriva il giorno. Sveglia presto, la borsa preparata la sera prima con una cura quasi eccessiva, il tragitto in macchina in silenzio o con la radio troppo alta per coprire il nervosismo. Voi, genitori, siete lì con la stessa tensione nello stomaco di quando avete affrontato il vostro primo giorno importante — un esame, un colloquio, un salto nel vuoto — solo che questa volta il protagonista è qualcuno che avete visto muovere i primi passi, ed è lui, o lei, ad affrontarlo.
Non è mai davvero solo: c'è il Maestro
Ed è qui che, in mezzo a tanta tensione, entra in scena una figura che voi conoscete bene ma che forse, in quel momento, non avete ancora imparato ad apprezzare fino in fondo: il Maestro. Mentre voi restate sugli spalti, è lui — o lei — a restare al fianco del vostro bambino fino all'ultimo istante. È il Maestro che sistema la maschera, che controlla il cablaggio con un ultimo gesto quasi rituale, che si abbassa all'altezza degli occhi del bambino e gli dice le parole giuste, quelle che voi non potreste mai trovare perché servono anni di pedana per saperle scegliere. Un consiglio tecnico, certo, ma soprattutto una presenza calma in un mare di adrenalina.
È il Maestro a conoscere ogni sfumatura di quel bambino: quando ha bisogno di essere caricato e quando invece va solo rassicurato, quando un sorriso vale più di mille indicazioni tattiche. E quando l'atleta si avvia verso la pedana, è ancora il Maestro a restare lì, appena fuori, pronto a intervenire nei minuti di pausa, a incoraggiare con un cenno del capo, a essere l'ultimo volto amico prima della maschera e il primo dopo.
Il momento in cui restano soli
C'è un attimo, sulla pedana, in cui il bambino può ancora cercare due sguardi: il vostro, sugli spalti, e quello del Maestro, a bordo pedana. Poi indossa la maschera, e da lì in avanti è lui, o lei, a dover decidere, affondo dopo affondo, parata dopo parata.
In quel momento voi non potete più fare nulla, se non guardare. Ma sapere che a pochi passi c'è qualcuno che conosce ogni gesto di vostro figlio, pronto a spronarlo o a consolarlo appena la stoccata è assegnata, rende quella distanza più sopportabile. Non siete soli voi ad affidarvi a quella pedana: c'è un Maestro che ha già vissuto cento prime gare, e che ora vive anche questa, insieme a voi, con la stessa intensità.
Vincere, perdere, e la cosa più importante
Qualcuno vincerà il primo assalto, altri lo perderanno. Ma chi ha già accompagnato un figlio in questo percorso sa che il punteggio finale, quel giorno, conta molto meno di quanto si pensi. Conta lo sguardo che il bambino vi cerca appena si toglie la maschera — cerca voi, prima di ogni altra cosa, per capire se andava bene così. E la risposta, sempre, deve essere sì. Perché la prima gara non si vince o si perde: si attraversa. E attraversarla, con la paura, l'adrenalina, magari qualche lacrima e sicuramente un abbraccio finale, è già una piccola vittoria che nessun tabellone potrà mai registrare.
Un consiglio, da chi la scherma la vive ogni giorno
Se dovessimo lasciarvi un solo pensiero per quel giorno, sarebbe questo: lasciate che sia loro a raccontarvi come è andata, senza anticipare giudizi o correzioni tecniche. Un semplice <<sono fiero/a di te>> vale più di qualsiasi analisi su una parata mancata. Il resto — la tecnica, la tattica, la crescita agonistica — arriverà, assalto dopo assalto, gara dopo gara. Quello che resterà per sempre, invece, è il ricordo di come vi siete sentiti guardati e sostenuti in quel primo, indimenticabile debutto in pedana.
E la prossima volta che sentirete quel nodo allo stomaco poco prima che risuoni il "pronti… a voi!", guardate un istante verso bordo pedana: lì troverete il Maestro, con lo stesso nodo, la stessa attenzione, la stessa cura che mette ogni giorno in palestra. Non siete soli ad accompagnare quel bambino nella sua prima gara. Fa parte del gioco. Fa parte, soprattutto, dell'amore — quello dei genitori e quello, altrettanto vero, di chi lo allena.



